LE ORCHE NEL CERCHIO

Delfinario Marineland di Antibes (Francia)- fotografia di Rossana Ruggiero

Quando abbiamo scattato questa fotografia, le orche avevano appena finito l’esibizione e venivano condizionate dagli addestratori ad andare a prendersi gli applausi del pubblico pagante. Al danno, la beffa. Non solo queste orche hanno dovuto eseguire gli ordini, ma sono state pure spinte a ricevere manifestazioni di apprezzamento per ciò che sono state costrette a fare. Ai margini di questa vasca a cerchio, che è tutto il loro mondo e lo sarà per sempre, le orche sembrano marionette appese a fili invisibili che tirano verso l’alto le loro code. Non è triste?

L’ELEMOSINA AL DELFINO

Oltremare Riccione – Fotografia di Francesco Cortonesi

Cosa sta facendo questo delfinoNulla. Aspetta che tutti i bambini che vedete seduti nei falsi scogli, posizionati a bordo vasca, siano stati fotografati insieme a lui. Resterà li, per tutto il tempo necessario. D’altra parte non può decidere di andarsene, perché è stato addestrato esattamente per quello. Però, come un mendicante, di tanto in tanto, potrà elemosinare un pesce che l’uomo dello staff (che vediamo di spalle) gli elargirà con noncuranza, un contentino necessario per il delfino “paziente“. Quando tutti i bambini saranno stati fotografati, questo delfino potrà tornare a immergersi nella vasca di cemento, in attesa del prossimo spettacolo

Fate l’elemosina a questo delfino…

IL PINGUINO SOTTOMESSO

Marineland (Francia) – Fotografia di Rossana Ruggiero

Questa fotografia è stata scattata nel delfinario Marineland di Antibes (Francia) nell’estate del 2018. Il pinguino, con il collo piegato, sembra come sottomettersi alla volontà dei visitatori. Il suo atteggiamento è emblematico. Non si può non essere tristi per lui. Chiuso a vita in una cella frigorifera a migliaia di chilometri dal suo habitat, vedrà centinaia di visitatori passare ogni giorno. E con il collo chino continuerà a ricordarci quanto è ingiusto ciò che gli stiamo facendo.

E tutta la nostra prepotenza…

LO SQUALO ALLO SPECCHIO

Acquario di Genova – fotografia di Rossana Ruggiero

Questa fotografia è stata scattata all’acquario di Genova. Lo squalo si riflette nello specchio. È arrivato al limite del suo universo e non ha alcuna possibilità di andare oltre. Naturalmente non è consapevole di trovarsi davanti a un inganno, quindi forse percepisce un “continuum” che però gli è “misteriosamente” precluso. Nel corso delle nostre indagini abbiamo visto spesso pesci andare a sbattere nei vetri, confusi dai riflessi. Pesci che non conosceranno altro che le quattro pareti di vetro come orizzonte e che, una volta giunti lì, non potranno fare altro che riflettersi nello specchio.

IL DELFINO E L’ACQUAPARK

Zoomarine (Roma)- Fotografia di Francesco Cortonesi

Questa fotografia, scattata al delfinario Zoomarine di Roma, ci mostra la realtà di questo luogo: un grande acquapark con, al centro, una vasca con dei delfini. Mentre sullo sfondo centinaia di bagnanti affollano l’acquascivolo, il deflino in primo piano ci evidenzia tutta la sua solitudine e prigionia. Si può provare a fare un banale esercizio di immaginazione e, dopo essersi chiesti cosa possa significare per un delfino vivere in un luogo come questo, si può provare ad immaginarlo libero in mare. Chiunque, siamo certi, si renderebbe conto dell’enorme differenza e, tornando a guardare la foto, non potrebbe che concordare con il fatto che c’è molto più di “qualcosa che non va“. Eppure, ogni anno, Zoomarine, registra migliaia e migliaia di ingressi e molte di queste persone ormai considerano i delfini semplicemente parte dell’arredo.

COME IN UN GRANDE SCHERMO

Oltremare (Riccione) – Fotografia di Rossana Ruggiero

Questa fotografia è stata scattata nel piano inferiore di Oltremare (Riccione). Qui è possibile osservare cosa fanno i delfini quando non nuotano in superficie. In questa stanza è stata realizzata una finestra che ha le dimensioni e la forma di un grande schermo televisivo. Ma cosa fanno i delfini? Niente. Nonostante il D.M. 469/2001 stabilisca che gli arricchimenti ambientali sono fondamentali e obbligatori, nuotano infatti in una spoglia vasca in cemento e sembrano come sospesi nel blu che non ha praticamente nulla dei naturali colori del mare. I visitatori si affollano davanti a questa finistra e li filmano con i loro telefonini. L’impressione è quella di trovarsi in un grande centro commerciale dove viene mostrato l’ultimo apparecchio televisivo ad alta definizione. Non c’è alcuna emozione nel vedere i delfini passare, prigionieri di una vasca che obbliga le loro rotte. Dopo qualche minuto si impara addirittura a prevedere con una certa precisione quando il delfino sarà di nuovo sullo schermo e così ci si può preparare, con tutta calma, a scattare una foto ricordo. Il ricordo di un delfino non solo prigioniero di una vasca, ma anche visto come in un grande schermo

COSA STA DICENDO QUEST’ORCA?

Delfinario di Antibes (Francia) – fotografia di Francesco Cortonesi

Nel continente europeo, il delfinario di Antibes, è l’unico a possedere delle orche. Più precisamente cinque. Una di queste, Wikie, è piuttosto nota anche al grande pubblico. Nel 2018 infatti, la rivista britannica “Proceedings of the Royal Society B.” ha pubblicato i risultati di uno studio di alcuni scienzati dell’Università di Madrid che sono riusciti a far imparare a quest’orca dei vocalizzi che riproducono, tra l’altro, i suoni “Bye bye” e “Hello“. Curiosamente, visto la totale privazione della libertà a cui sono sottoposte, questo studio era finalizzato a dimostrare che non solo le orche hanno un loro linguaggio, ma che sono anche in grado di avere dialetti distinti e di imparare questi dialetti, fossero anche in lingua inglese.

L’anatomia vocale delle orche, e più in generale quella di tutti i cetacei, è totalmente diversa da quella degli umani”, ha dichiarato uno dei ricercatori. “Il fatto di poter copiare il vocabolario umano, molto diverso dal loro repertorio naturale, mostra la portata della loro capacità di imitare.”

Non sappiamo se quella ritratta nella fotografia sia Wikie. Quando l’abbiamo scattata, le orche avevano appena finito l’esibizione e si trovavano tutte insieme nella minuscola vasca del delfinario, così che era praticamente impossibile, per noi, riconoscerle. Centinaia di persone si stavano affollando, ai margini della vasca, per riprenderle con i telefonini. Improvvisamente, una delle orche si è avvicinata al vetro ed è rimasta qualche minuto immobile, a guardare. Forse era semplice curiosità, ma, visto gli studi di cui sopra, non crediamo sia solo fantasia credere, invece, che forse voleva dire qualcosa. Forse voleva raccontarci delle cinque orche catturate negli anni nelle acque islandesi per essere deportate a Marineland Antibes. Voleva raccontarci di Kim catturato a 5 anni e sopravvissuto solo altri 5. Di Betty catturata a 3 anni, e sopravvissuta solo fino 9. Di Kim II, catturato quando aveva meno di 1 anno e morto prima di avere raggiunto l’età media di un maschio in natura (un’orca può vivere fino 80 anni). Di Sharkan, catturata a 4 anni e reclusa per 19.

O forse voleva più semplicemente chiedere “aiuto“?

Cosa sta dicendo quest’orca?


LA VITA DELLE OTARIE IN UN DELFINARIO

Le dimensioni della vasca delle otarie di Zoomarine – Fotografia di Rossana Ruggiero

Zoomarine non è solo delfini. All’interno della struttura infatti è stato costruito anche un piccolo padiglione, chiamato “Baia dei pinnipedi“, che “ospita” altri animali marini. Come è facile intuire, più che una baia, in realtà, si tratta di una serie di vasche che si susseguono una attaccata all’altra. Otarie, pinguini e foche trascorrono in queste vasche la loro vita, mentre i visitatori sfilano sulla passerella che attraversa quest’area. Quella che vedete in questa fotografia è la vasca delle otarie. La dimensione è evidente e, osservandole mentre nuotano in superficie, si intuisce che tipo di vita hanno fatto fino a oggi. E quella che le attende. Le otarie vivono in colonie e amano la velocità. Il nuoto rapido infatti, usato principalmente per cacciare, è parte integrante dell’esistenza di questi mammiferi, che dividono il loro tempo tra il mare e le spiagge rocciose. Quando abbiamo scattato questa fotografia, le due otarie nuotavano in tondo, come se giocassero a rincorrersi e forse è questa l’impressione che danno a molti visitatori. In realtà, crediamo che non sia necessario essere biologi marini per comprendere, già da questa fotografia, che pensare al gioco sia piuttosto ottimistico. A queste otarie manca un po’ più che qualcosa per avere una vita se non libera, per lo meno simile a quella che trascorrono in natura. Quando mostriamo questi scatti, alcune persone che conoscono queste strutture solo per “sentito dire“, restano sorprese e ci chiedono se forse non stiamo omettendo qualcosa, visto che, ogni anno, migiaia di visitatori affollano questi luoghi, evidentemente senza dire nulla. Come è possibile, ci chiedono, che sia permesso tutto questo? In realtà non abbiamo una risposta unica e definitiva. Le motivazioni sono molte. Ma possiamo garantire che questa è la realtà e che non ci inventiamo nulla. D’altra parte (tornate per un attimo, se volete, a guardare questa fotografia) che interesse ci sarebbe a “inventare” qualcosa, quando si parla di luoghi come i delfinari?

IL DELFINO SPIAGGIATO

Zoomarine – Fotografia di Francesco Cortonesi

Questa fotografia è stata scattata a Zoomarine e mostra un comportamento piuttosto anomalo di uno dei delfini che si trovano all’interno della struttura. Il delfino è “spiaggiato” nella pedana che, solitamente, viene utlizzata per la foto ricordo da fare con i visitatori. Sullo sfondo, dietro alle tre palme a brodo vasca, si nota infatti la gigantografia di una spieggia caraibica che serve per rendere lo scatto “tropicale“. Come possiamo vedere però, non c’è alcun visitatore seduto sulla panchina davanti alla vasca e nessun fotografo a immortalare la scena. Il delfino si è quindi “spiaggiato” da solo, senza obbedire ad alcun comando. Questi comportamenti non sono così rari nei delfinari. Nel 2016, ad esempio, un video che mostrava l’orca Morgan (detenuta nel delfinario delle Canarie “Loro Parque”) immobile su una pedana simile a questa, fece il giro del mondo (potete vedere il video qui). All’epoca numerosi esperti sostennero che si trattasse di un tentativo di suicidio, mentre dal Loro Parque fecero sapere che il comportamento era da ritenersi “del tutto normale“. Se è abbastanza difficile comprovare la tesi del suicidio, non c’è alcun dubbio sul fatto che le immagini di Morgan, così come quella che vedete qui, siano comunque inquietanti. D’altra parte, se anche si trattasse di un gioco che il delfino mette in atto, come può non fare tristezza questa immagine? Un delfino, recluso a vita in una vasca, si arena su una pedana di cemento a lato di una parete di cartone che riproduce la battigia dei Caraibi dove, di lì a qualche ora, alcuni turisti si siederanno per farsi fotografare, insieme al delfino, facendo finta di non trovarsi a qualche chilometro dal centro di Roma dentro a una piscina, ma in qualche bella spiaggia a Guadalupa o Porto Rico….

LA TARTARUGA DIETRO AL VETRO

La tartaruga dell’acquario di Genova – Fotografia di Francesco Cortonesi

Abbiamo scattato questa fotografia nel 2018 all’acquario di Genova. Ci mostra una tarataruga marina (Caretta caretta) che sembra osservare, con disappunto e tristezza, due turiste che la riprendono con i loro telefonini. Questa tartatuga si chiama Elica ed è stata recuperata nel porto di Genova nel 2014. Le ferite, riportate dall’impatto con un natante, erano tali che non poteva essere rimessa immediatamente in libertà. “Temporaneamente”, così dice il cartello a bordo vasca, è stata quindi portata all’acquario di Genova, in attesa della guarigione. E quindi di riprendere il largo. Nonostante sia evidente che la cicatrizzazione del carapace è regolarmente avvenuta, Elica, nel 2018, cioè ben 4 anni dopo, si trovava ancora dentro all’acquario. Certo, è plausibile che le sue condizioni di salute non siano migliorate come previsto e che quindi sia impossibile rimetterla in libertà. D’altra parte però è anche ipotizzabile (perché accaduto più volte in altre strutture) che la tartaruga non venga ormai rilasciata essendo considerata un'”attrazione” di rilievo, oltre che un buon modo per cercare di convincere i visitatori sulla missione e l’importanza di acquari e delfinari. Non sta a noi stabilire come stiano realmente le cose riguardo a Elica, ciò che però possiamo dire in merito è che questa tartaruga, a quanto pare, è l’unico animale “incidentato” presente a Genova. Tutti gli altri sono quindi animali perfettamente sani, costretti a vivere dentro piccole vasche che limitano fortemente la loro natura. I visitatori sembrano rendersi poco conto di questo e fotografano sorridendo tutti gli animali, incapaci di percepire quanto possa essere ingiusto chiudere uno squalo in una stanza di cristallo. Lo sguardo di Elica, in questa fotografia, ci ha colpito e ci è sembrato eloquente. Probabilmente sarebbe in questo modo che tutti pesci dell’acqaurio ci guarderebbero, se avessero una mimica facciale sufficiente a far trasparire il loro stato d’animo.