MORGAN COMPIE 10 ANNI DI PRIGIONIA

Questa fotogramma è molto famosa, viene da un video girato nel giugno del 2016.

È considerato un simbolo della crudeltà dei delfinari.

Mostra il tentativo di suicidio di un’orca costretta a vivere all’interno del delfinario Loro Parque (Canarie). Quest’orca si chiama Morgan. La sua tragica storia è molto nota alle persone che si occupano di mammiferi marini, ma anche la stampa generalista ha più volte raccontato questa triste vicenda.

Giugno è un mese maledetto per Morgan. E dire che era partito bene.

Alla fine di giugno del 2010 Morgan fu infatti soccorsa nel Mare di Wadden, al largo dei Paesi Bassi. Gravemente sotto peso, malnutrita e disorientata, nuotava senza meta a un passo dalla morte. Per alcuni mesi fu ricoverata presso il Dolphinarium Harderwijik, una struttura non attrezzata per gestire la sua degenza. La vasca di soccorso era infatti poco più lunga di una quindicina di metri e Morgan faceva persino fatica a muoversi. In pochissimo tempo le fotografie che ritraevano le sue terribili condizioni di detenzione fecero il giro del mondo.

Immediatamente si aprì un contenzioso su cosa fare di Morgan.

Per molti esperti rilasciarla era ciò che bisognava fare. Le sue condizioni di salute, nonostante la vasca minuscola , erano nettamente migliorate e le possibilità che potesse non farcela, una volta tornata in mare aperto, erano considerate bassissime. Inoltre la Free Morgan Foundation, un’organizzazione nata appositamente per occuparsi di questo caso, aveva studiato, grazie alla consulenza di numerosi esperti, un piano di riabilitazione graduale. L’idea era di ripetere ciò che si era riusciti a fare nel 2002 con Springer, un’orca soccorsa al largo di Vancouver e reintrodotta gradualmente con successo nel suo pod (branco n.d..r). Altri scienziati però ritenevano che fosse necessario ricoverarla in un’altra struttura ancora per un po’. Si discusse per più di un anno. Alla fine il tribunale olandese decise che Morgan doveva essere trasferita in un altro delfinario.

Destinazione: Loro Parque.

Era il novembre del 2011.

Ufficialmente il Loro Parque non sarebbe stato altro che un ulteriore ricovero. Nel maggio del 2012, però la struttura rilasciò un comunicato in cui sosteneva che Morgan era gravemente sorda e che quindi non poteva tornare in mare aperto. Nel giugno del 2015 un giudice stabilì che Morgan era da considerarsi proprietà del delfinario spagnolo. A quel punto le sue speranze di libertà si chiusero definitivamente. In realtà in questi anni sono stati fatti numerosi tentativi per chiederne il rilascio, ma purtroppo, a oggi, ciò non ha prodotto alcun risultato.

Ora, nel giugno del 2020, il delfinario Loro Parque ha attivato numerose celebrazioni per ricordare il recupero di Morgan. Un recupero che ha permesso si, di salvarle la vita, ma che poi l’ha condannata alla prigionia a vita. Una prigionia che l’ha più volte portata a evidenziare gravissimi stati di stress, culminati con il tentivo di suicidio documentato in questa fotografia.

Nel frattempo, nonstante le numerose richieste, della sua presunta sordità, non è stata fornita alcuna prova.

Nota: il video del tento suicidio di Morgan lo trovate qui -> https://bit.ly/3gcaUym

LOLITA COMPIE 50 ANNI DI PRIGIONIA

La fotografia che vi mostriamo ritrae Lolita e la vasca dove vive da 50 anni.

Le dimensioni assurde della struttura in proporzione a Lolita hanno più volte fatto gridare al fake. Invece, purtroppo, è tutto vero. Quella di Lolita è una delle più tragiche storie di orche recluse in un delfinario che ci siano al mondo. Catturata nell’agosto del 1970 a Penn Cove al largo dell’isola Whidbey, faceva parte delle 80 orche prelevate in natura durante l’Operazione Namu. Fu acquistata dal veterinario del Seaquarium Miami, il Dr. Jesse White per circa $ 20.000. Venne così rinchiusa nell’acquario più piccolo degli Stati Uniti, quello di Miami, appunto. Qui perse il nome che le era stato dato immediatamente dopo la cattura (Tokitae) per essere chiamata Lolita in onore della protagonista del romanzo di Nabokov . Nel Miami Acquarium fu reclusa insieme a Hugo, un’orca maschio catturato qualche tempo prima. Hugo e Lolita vissero insieme per 10 anni in quella che è conosciuta Whale Bowl, una vasca minuscola di 24 metri per 11 e con solo 6 m di profondità.

Hugo è morto nel 1980 e da quel momento Lolita è rimasta sola. Unica compagnia: un coppia di delfini, con cui, ovviamente, non interagisce. Il 17 gennaio 2015, migliaia di manifestanti da tutto il mondo si sono radunati fuori dal Seaquarium per chiedere il rilascio di Lolita e hanno chiesto ad altri sostenitori in tutto il mondo di twittare #FreeLolita su Twitter. Più volte, negli ultimi anni, si è stati sul punto di ottenere qualcosa per cercare di migliorare la sua condizione (rilasciarla in natura è da considerarsi impossibile, dopo tanti anni di reclusione), ma nulla è poi stato fatto.

Lolita compie ora 50 anni di prigionia.

Se avete intenzione di visitare un delfinario o credete che queste strutture abbiano diritto di esistere, per favore tornate a guardare questa fotografia.

IL DELFINO ROBOT È INCREDIBILE

Una ragazza nuota accanto a un delfino all’interno di una vasca di un delfinario. Apparentemente non è altro che l’ennessima forma di sfruttamento di questi meravigliosi animali. Quella che vedete qui, invece, è la prima fotografia ufficiale del delfino robot. Vi sembra incredibile? Allora non avete visto il video. Per riparare al vostro “deficit”, ve lo mostriamo noi. Cliccate qui!

Mentre scriviamo ci stiamo ancora chiedendo se sia un mockumentary o una storia vera. Ma le fonti sono affidabili. La notizia è stata riportata da numerosi media. Roger Holzberg e Walt Conti, due esperti di animatronica di San Francisco che in passato hanno contribuito a realizzare animali robotici per film come Star Trek , Jurassic World e altri, hanno progettato adesso un prototipo di delfino robot da 270 kg. Il realismo è impressionante. Basti pensare che i volontari che hanno nuotato con il prototipo hanno creduto che fosse vero, finchè non è stata detta loro la verità. Inoltre i bambini a cui è stato mostrato se ne sono subito innamorati. Il team di progettazione della Edge Innovation sta ora provando ad andare oltre e renderlo ancora più impressionante, limando l’effetto “plastica” che, in parte, si nota nelle pinne.

Questo delfino è destinato a cambiare radicalmente l’industria della cattività, non solo quella degli acquari. Ovviamente potremmo obiettare che questo non modifica totalmente il messaggio negativo che non è giusto segregare gli animali per il nostro divertimento, ma davvero è un motivo sufficiente per non vedere i lati positivi di un progetto così incredibile come questo? Non sappiamo dove ci porterà l’estremo realismo dei robot. Industrie come la Boston Dinamics o appunto la Edge Innovation, sollevano senza dubbio questioni etiche non da poco decretando ormai ufficialmente l’epoca del Post Umano, ma se riusciremo a usare correttamente queste innovazioni, non potremo che migliorare il mondo in cui viviamo e soprattutto chiudere per sempre il triste capitolo degli animali reclusi per il nostro divertimento.

QUANTO È GRANDE UNA VASCA PER LE OTARIE?

Nel corso delle nostre conferenze ci siamo spesso confrontati con persone che non erano mai state in un delfinario. Quest’ultime non avevano idea di quanto potessero essere grandi le vasche. È normale. Le idee che ci facciamo su questi luoghi nascono da immagini che vediamo in Rete o, a volte, anche da quello, in teoria, crediamo dovrebbero essere. Curiosamente anche molti visitatori escono con idee distorte. Nonostante abbiano visto con i loro occhi si convincono, per una qualche alterazione percettiva, che i luoghi siano perfettamente idonei.

Quando mostriamo questa fotografia e contestualizziamo il tutto le persone tendono a non crederci. Non si capacitano di come un animale possa trascorrere 30 anni qui dentro. Per l’otaria 30 anni corrispondono alla vita intera. Fermatevi ancora un secondo su questa immagine. Oltre alla dimensione, evidentemente ridotta dell’intero ambiente, trovate qualcosa di naturale?

E considerate che Zoomarine è ritenuto uno dei migliori delfinari d’Europa.

CORONAVIRUS: IL DELFINO LASCIATO SOLO DENTRO AL DELFINARIO

Fotogramma tratto dal video

Questo fotogramma nei giorni scorsi ha fatto il giro della Rete. È tratto da un video girato al Milad Tower Delphinarium di Teheran, in Iran. Ritrae Kasya una femmina di 5 anni rimasta sola dentro la struttura. Nel video si sente distintamente un suo vocalizzo che echeggia tra gli spalti rimasti vuoti a cusa dell’emergenza Coronavirus. Molte persone lo hanno definito un “pianto“. In realtà non sappiamo se davvero si tratta di un modo per dirci qualcosa, il video è troppo breve, ma quello che possiamo sapere per certo è che Kasya si trova reclusa in una vasca situata dentro a una torre costruita al centro di un città circondata dal deserto. Come la principessa delle favole, Kasya è stata rapita. Cinque anni fa quando era ancora piccola, nel Mar Baltico. Rinchiusa nella torre insieme ad Alpha, un’altra delfina rapita, ha trascorso questi anni costretta ad esibirsi per il pubblico che affolla il centro commerciale della Torre Miland.

Ora Alpha è morta e Kasya non ha davvero più nessuno.

Secondo l’associazione animalista You Care, che ha lanciato una petizione per liberare Kasya, i responsabili della struttura “sarebbero pronti a liberare il delfino e restituirlo alla Russia, ma sfortunatamente tutti i confini sono chiusi per impedire la diffusione di COVID-19. Tuttavia, l’ambasciata russa indica che rimane nell’impossibilità di eventuali azioni di evacuazione, poiché sarebbe in attesa di una risposta dal proprietario dell’animale.” Non è chiaro se poi la Russia intenda davvero liberare Kasya o semplicemente rinchiuderla in un altro delfinario, ma attualmente la priorità è tirar fuori la principessa dalla torre o, se preferite, il delfino dalla vasca.

Per favore firmate la petizione.

Trovate qui il video da cui è tratto il fotogramma.

UN FISCHIO PER UN BACIO

Zoomarine (Roma) – Fotografia di Rossana Ruggiero

Vi abbiamo più volte mostrato come i baci siano una vera e propria fissazione dei delfinari. In queste strutture, così come in molti circhi, gli animali (tutti gli animali, non solo i delfini) sono costretti a fare cose innaturali come baciare decine di bambini di seguito, per altro bambini che non hanno mai visto in vita loro. Il bacio diventa così tutto tranne che una manifestazione d’affetto. Si trasforma in un inganno eclatante tranne, ovviamente, che per il delfinario .

Una fotografia, come quella che vedete qui sopra, costa infatti circa 15 euro. Sfidiamo qualunque genitore a non comprarla al figlio, dopo averlo fatto baciare dal leone marino.

Questa fotografia ci mostra anche come funziona il meccanismo. Un fischio dell’addestratore corrisponde a un bacio. C’è qualcosa di più falso? C’è qualcosa di più meccanico? Il leone marino esegue l’ordine, bacia e frutta soldi.

Nel corso dei nostri reportage abbiamo assistito più volte a situazioni di questo tipo. Ciò che ci ha sempre colpito è come tutto questo finisca per essere una sorta di rito messianico.

I bambini tutti in fila, l’animale a bordo vasca che aspetta, gli addestratori che indossano la maschera da fotografo e intrattenitore.

D’altra parte non si dice “fare le foto di rito“?

GIURARSI AMORE DAVANTI A UN DELFINO

Otremare (Riccione) – foto proveniente dal web

Questa fotografia, presa dal web e diffusa qualche tempo fa dal delfinario Oltremare di Riccione, mostra una moda tutt’altro che esclusiva: giurarsi amore eterno con testimone un delfino. Le strutture che offrono questa “opportunità“, sono più numerose di quanto si possa pensare. Basta fare una banale ricerca su Google per trovare foto simili scattate nei delfinari di tutto il mondo. È curioso che ci siano così tante persone che sentano il bisogno di costringere un delfino a uscire dall’acqua per assistere a qualcosa che non comprende e, ovviamente, non gli interessa per niente.

Ancora una volta siamo davanti all’animale oggetto. Paradossalmente si assiste anche alla sua totale antropomorfizzazione, il delfino amico, il deflino testimone. Tutto per gioco. Una specie di “divertimento“.

Torniamo un attimo a guardare questa fotografia. Tutto è finto. È infatti difficile credere che ci sia una qualche dimostrazione d’amore spontanea. Èd è ancor piu difficile credere che ci sia una qualche forma d’amore per il delfino.

MARIONETTE

Zoomarine (Roma) – Fotografia di Francesco Cortonesi

Come marionette. Comandati da fili invisibili.

Quando abbiamo scattato questa fotografia, non abbiamo immediatamente notato i gesti dell’addestratrice alle spalle del fotografo ufficiale di Zoomarine. E come noi, probabilmente, non li hanno notati neppure i visitatori. Eppure è evidente. Il delfino esegue l’ordine di allargare le pinne per rendere la fotografia “perfetta”. Fotografia che potrà essere comodamente acquistata all’uscita.

Tutto questo ricorda molto da vicino il teatro per bambini. Le marionette si muovono sul palco apparentemente in modo autonomo. I burattinai tirano i fili e lo spettacolo va in scena.

Ogni giorno, questi delfini, si sottopongono a comandi di questo tipo per incrementare i guadagni del delfinario. Muovono il proprio corpo esattamente come ordina l’addestratrice. Una delle difese che, generalmente, i delfinari tirano fuori quando vengono accusati di sottoporre i delfini a prigionia, stress e inutili esercizi è che i delfini, in realtà, si divertono.

Oh, ma davvero??!

IL PESCE NEL BICCHIERE

Havana (Cuba) – Fotografia di Jo-Anne McArthur

Abbiamo scelto questa fotografia della celebre fotoreporter Jo-Anne McArthur per parlare degli acquari casalinghi. Molte persone infatti addobbano le proprie case con vasche piene di pesci. Generalmente queste persone hanno poco interesse per i pesci in sé e considerano l’acquario un oggetto unico: vetro, acqua, rocce e pesci sono i pezzi che lo compongono.

Quando i pesci muoiono vengono immediatamente sostituiti. Per farlo non occorre altro che andare al negozio di acquari più vicino o addirittura comprarli on line come ormai si usa fare sempre più spesso. Verranno spediti direttamente a casa. Il numero di pesci che non raggiunge l’età adulta in queste vasche è impressionante. Sembrerà strano, ma esistono anche tecniche di “eutanasia“. Acqua ghiacciata o chiodi di garofano sono i più noti. I chiodi di garofano uccidono un pesce in 5 lunghissimi minuti. Su animali incoscienti o agonici i siti di riferimento consigliano di utilizzare l'”enervazione” che consiste nell’infilare un ago tra gli occhi del pesce e spingerlo avanti e indietro per danneggiare il cervello e il midollo spinale. Naturalmente tutti gli acquarofili sono pronti a giurare sulla testa dei propri figli che amano i loro pesci come noi non possiamo neppure immaginare.

Jo-Ann McArthur racconta di aver scatto questa fotografia a casa di una donna che teneva molti animali in casa. In una mensola c’era questo pesce che la donna “teneva in una vasca priva di tutto, senza nemmeno un sasso che fungesse da decorazione o stimolo”

Il pesce era immobile e allora dissi alla donna che pensavo stesse morendo. “No” mi rispose “È così da due anni“.

Nota: Per favore, se potete, supportate il progetto WE ANIMALS di Jo-Ann McArthur che trovate qui -> http://bit.ly/2smeJOa

Il lavoro di documentazione degli attivisti, oltre che comportare dei rischi, è anche decisamente costoso. Un supporto economico può essere utile per migliorare l’attrezzatura e per raggiungere i luoghi, spesso lontani, che devono essere raccontati. Grazie!

LA TARTARUGA IN SCATOLA

Captive – Gaston Lecombe

Più volte vi abbiamo raccontato di come i delfinari non siano “solo” delfinari. Tutte queste strutture offrono infatti ai visitatori anche altre “attrazioni”. Solitamente si tratta sempre di animali acquatici, ma non di rado sono presenti anche dei rettilari. I rettilari generalmente partono da un vecchio presupposto figlio di una convinzione etologica ormai ampiamente superata e cioè che i rettili siano semplicemente degli esseri viventi che coniugano soltanto “causa-effetto”. Ovvio quindi che l’attenzione alle loro esigenze sia ridotissima e, quasi sempre, questi animali vengono reclusi in teche piccolissime.

Questa fotografia, scattata dal fotografo canadese Gaston Lacombe, fa parte della sua raccolta Captive dedicata alla reclusione degli animali in zoo e delfinari. Abbiamo deciso di pubblicarla perché rappresenta perfettamente ciò in cui ci siamo imbattuti più volte. Questa tartaruga marina sembra incorniciata in uno schermo. Trascorrerà la sua intera esistenza in questo corridoio. Un corridoio collaterale a uno zoo o a un delfinario. Al danno, la beffa.

Attrazione di serie C in un luogo di relcusione.

Davvero era questa la vita che meritava?