ACCAREZZARE I DELFINI

Zoomarine (Roma). Luglio 2018. 

Questa fotografia ci mostra l'”Esperienza di Sensibilizzazione con i delfini.” O almeno così la si definisce a Zoomarine. Secondo i gestori infatti si tratta di “un programma che ha come obiettivo far conoscere i delfini ed educare il nostro pubblico a preservarli. Permette di entrare in vasca con i delfini accarezzarli e conoscerli in compagnia dei nostri addestratori e degli specialisti in mammiferi marini.”

In Italia questa pratica è sempre stata sostanzialmente vietata.

Fino allo scorso anno Zoomarine offriva infatti ai visitatori, per 150 euro a testa, la possibilità di partecipare al programma con una sessione pratica direttamente in vasca, ma senza toccare i cetacei. Con la modifica di alcuni paragrafi della direttiva 1999/22/CE, avvenuta il 1 gennaio del 2018 però, si è arrivati a cambiare registro: il nuoto con i delfini è permesso ai non addetti ai lavori in ambiente controllato.

Ovvero, che te lo dico a fare, nei delfinari.

Quando abbiamo scattato questa fotografia, la sessione di interazione tra esseri umani e delfini era appena iniziata. Sapevamo che sarebbe durata circa 1 ora, un tempo sufficiente, credevamo, per poter fare molti scatti senza troppa difficoltà. Ma non ci si può rendere bene conto di quanto possano essere lunghi 60 minuti di “touch and go”. Non se non ci si assiste davvero. I due delfini sono infatti andati avanti e indietro ininterrottamente, mentre le persone che partecipavano all’esperienza non risparmiavano certo le “carezze”.

Sembrava non finire mai.

Ad un certo punto ci siamo fermati. Quelle “carezze” erano diventate talmente ripetitive che ci siamo chiesti se alla fine della giornata la pelle dei delfini non ne sarebbe uscita consumata. Nonostante questo però non provavamo alcun rancore nei confronti di quelle persone. I delfinari hanno la capacità di farti sembrare la reclusione perfettamente naturale. L’atmosfera è costantemente “divertente”. I delfini vengono considerati “amici”.

D’altra parte accarezzare i delfini è da sempre un sogno nel cassetto per moltissime persone. Alcune di queste riescono a realizzarlo. Ad esempio pagando una cinquantina di euro per toccare a comando un delfino che, nato in cattività, non vedrà mai il mare in vita sua.

Nel migliore dei casi ne sentirà a malapena parlare da qualche addestratore…

IL DELFINO CHE CI OSSERVA

Questa fotografia, scattata a Zoomarine (Roma) nel luglio del 2018 dalla nostra fotografa Rossana Ruggiero, ci mostra un delfino qualche istante dopo aver concluso l’esibizione.  Dopo il fischio finale il delfino si è avvicinato incuriosito al bordo vasca per osservarci. Ha appoggiato le pinne al vetro ed è rimasto alcuni minuti immobile, come ipnotizzato dalla nostra presenza.

Non sappiamo il suo nome, ma mentre lo fotografiamo impariamo a conoscere il suo sguardo. L’acqua è di un azzurro innaturale, facciamo davvero fatica a credere che un qualunque animale possa essere in grado di adattarsi a trascorrere l’intera vita in una piscina.

Ebbene, questo delfino lo farà.

I delfini, in natura, nuotano intorno ai 100 km al giorno e vivono in gruppi sociali generalmente di circa 15 individui. Vederne uno in una vasca di cemento è un’esperienza che non si dimentica facilmente. È un’immagine insensata. Illogica e crudele. Mentre, seduti, ci scambiamo sguardi con questo delfino, non possiamo fare a meno di chiederci come tutte le persone che in questo momento sono sulle gradinate accanto a noi, non riescano a rendersi conto di quanto questo contrasto sia stridente e deprimente. È provato, infatti, che la maggior parte di queste persone uscirà da questo delfinario con in testa l’idea di aver assistito a uno spettacolo magnifico.

Sono le stesse persone che, a volte, pubblicano sui social network  le immagini dei delfini che saltano fuori dalle onde? Che dicono di amare il mare?  Questo non lo sappiamo, ma siamo comunque sicuri che tutti, intorno a noi, sono assolutamente convinti di avere a cuore questi animali. Questa dissociazione ci confonde. Non riusciamo a farcene una ragione. Abbandoniamo gli spalti mentre il delfino è sempre al vetro. 

Ci voltiamo ancora una volta per un pugno al cuore.

È questa l’immagine che concordiamo di associare a questa fotografia.