IL BAMBINO E LO SQUALO

Fotografia di Massimiliano Ricci

Questa fotografia è stata scattata nell’acquario dello zoo di Amsterdam. Il fotoreporter Massimiliano Ricci ci ha raccontato che quando l’ha scattata, il bambino osservava lo squalo leopardo come ipnotizzato. È normale. Questi animali riscuotono un gran successo tra le persone e i bambini ne sono ancor più affascinati, se possibile. Eppure l’esposizione negli acquari fino a oggi non ha certo contribuito a sensibilizzare le persone, infatti, sono sempre più vittime dell’uomo e il loro numero è in costante diminuzione. Gli squali leopardo, ad esempio sono oggetto della pesca commerciale. La loro carne viene ritenuta pregiata e i pescherecci utilizzano sia le rete che il palanghero per catturarli. Non solo. Anche i pescatori sportivi e quelli subacquei gli danno la caccia. A completare il quadro ci sono i numerosi inquinanti che si accumulano nei loro tessuti. E pensare che questo squalo è molto apprezzato anche dal commercio acquarofilo che però non ha sortito alcun effetto visibile di rispetto e conoscenza come invece spesso si vuol far credere. Al contrario, in passato, la cattura dei piccoli lo ha portato alla soglia dell’estinzione. Oggi le cose vanno un po’ meglio. La pesca è regolamentata e l’allevamento in acquari privati notevolmente diminuito. Ciò è avvenuto perché necessità di ampi spazi e i privati, nel corso degli anni, lo hanno compreso sulla pelle di questi squali che, a milioni sono morti in piccole vasche casalinghe. Il bambino, dicevamo, lo guarda come ipnotizzato. Non possiamo sapere a cosa sta pensando, ma sappiamo che potrebbe far parte di una delle ultime generazioni che potranno dire di aver vissuto su questo Pianeta insieme a questi straordinari animali.

TUTTI I DELFINI MORTI AL SEA LIFE PARK DELLE HAWAII

Il Dolphin Project aggiorna regolaramente la lista dei mammiferi marini deceduti nei delfinari di tutto il mondo. In questi giorni, con la scomparsa di Boris, è stato diffuso il numero di quelli morti nel delfinario Sea Life Park delle Hawaii. Boris era stato acquistato a un’asta indetta dall’Università delle Hawaii nel 2015 insieme ad altri due tursiopi. In cinque anni, due di questi tre delfini sono deceduti.

Secondo questa tabella Boris è il 72 esimo delfino a morire nelle vasche della struttura che ha aperto i battenti nel 1964. In pratica al Sea Life Parl muore una media di più di un delfino all’anno.

LA STORIA DI CORKY, DA CINQUANTUN ANNI CHIUSA IN UNA VASCA

Fotografia proveniente dal web

Corky II, conosciuta più semplicemente come Corky, è l’orca detenuta da più tempo negli Stati Uniti. Ha 55 anni e ne sono passati 51 da quando è stata catturata al largo della British Columbia. Quella che segue è la sua storia.

Strappata alla sua famiglia quando aveva solo quattro anni, Corky fu spedita, nel 1970, a sostituire un’altra Corky al Marineland Palos Verdes vicino a Los Angeles che era sopravvissuta solo due anni dopo la cattura. Ovviamente il Marineland di Los Angeles aveva bisogno di un immediato rimpiazzo. Corky divenne così Corky II e restò a Los Angeles fino al 1987, per poi essere trasferita al delfinario di San Diego, dove, da allora, risiede ed è costretta ad esibrisi. Divenuta celebre per essere stata la prima orca a partorire in cattività, è anche quella i cui figli sono sopravvissuti pochissimo. Tutti e 7 i cuccioli infatti non sono andati oltre 46 giorni di vita. Nel 1989, improvvisamente, la sua storia cattura le pagine dei giornali. Tutto è dovuto a un incidente che si verifica poco prima di uno spettacolo. Corky viene infatti attaccata da un’altra orca di nome Kandu V. Di per sé l’attacco non sarebbe nulla di veramente grave, ma purtroppo una scheggia d’osso colpisce l’arteria di Kandu V che muore dissanguata dopo 45 minuti di agonia trascorsi per altro nuotando accanto al suo cucciolo, come per dirgli addio. Il cucciolo di Knadu V a quel punto viene affidato proprio a Corky. Il suo nome è Orkid, e ha meno di un anno. Corky se ne prende cura e la storia commuove milioni di americani. La fama raggiunta sembra aprire nuove speranze per il suo rilascio in natura e un gruppo di scienziati, nel 1993, decide di provare un esperimento. Nella vasca in cui è dentenuta Corky vengono diffusi i suoni registrati in mare che appartengono alla sua famiglia originaria. Quella a cui è stata strappata nel 1969. Corky, che sta nuotando in vasca insieme ad altre orche, improvvisamente si ferma. Trema. Li ricnonosce. C’è persino un video che lo testimonia. Nonostante questo, Sea World nega l’evidenza. E decide di non restituire l’orca alla sua famiglia. Gli scienziati però non vogliono arrendersi e continuano a studiare la famiglia di Corky che vive tutt’ora libera nelle acque della British Columbia, ma senza mai avvicinarsi al luogo in cui, anni prima, è stata catturata la figlia. Gli studiosi ne individuano persino la madre, che morirà nel 2000. Senza aver mai più rivisto la cucciola catturata 31 anni prima. Nel frattempo Sea World continua a fare muro.

Corky compie in questi giorni 51 anni di prigionia. È anziana, cieca da un occhio e con i denti ormai andati. Nonostante molti gruppi di attivisti americani ne chiedano il rilascio in un Santuario marino, Sea World nega ogni possibilità che ciò possa un giorno avvenire.

LITTLE WHITE E LITTLE GRAY STANNO BENE!

Fotografia di Sea Life Trust

Questa fotografia, scattata alla fine di settembre 2020 presso le Isole Westman in Islanda, ritrae due beluga femmina di 13 anni, Little White e Little Gray, che dopo aver vissuto 9 anni nell’acquario di Shanghai, sono appena state liberate. Little White e Little Gray, oggi note alla stampa di tutto il mondo, erano arrivate in Cina nel 2011, dopo che un centro di addestramento militare in Russia (che le aveva catturate da piccole) aveva deciso di cederle perché considerate “inutilizzabili“. Il motivo per cui, poi, dopo 9 anni di spettacoli, sono state inviate a questo santuario islandese è legato alla scelta della società Merlin Entertainment che ha rilevato la struttura di Shanghai e che si è dichiarata contraria alla detenzione di cetacei in cattività. Questa fotografia ci mostra la seconda fase del progetto di riadattamento alla natura, chiamato “Piccoli passi” che la Sea Life Trust sta portando avanti proprio in Islanda. Il porgetto, per arrivare a termine, probabilmente richiederà alcuni anni. Le due femmine di beluga infatti non sanno procacciarsi il cibo, non conoscono i pericoli e neppure sanno bene affrontare le profondità. D’altra parte, avendo trascorso quasi l’intera vita in vasca, di mare ricordano ben poco. In realtà, non sappiamo neppure se riusciranno mai a staccarsi completamente dai biologi che li stanno seguendo, perché i beluga sono cetacei estremamente empatici e i legami che creano, anche con gli esseri umani, sono incredibilmente profondi. Di sicuro, però, questo resta un grande messaggio di speranza per tutti i mammiferi che vivono nei delfinari. La vita non può essere trascorsa dentro una piscina, impegnati a fare numeri da circo ed elemosinando pesce. Attualmente, nel mondo, sono circa 300 i beluga detenuti nei delfinari.

Trovate il video del loro rilascio nel Santuario delle Isole Westman qui -> https://bit.ly/3m3SaU3

Trovate il sito ufficiale del Santuario Islandese qui -> https://bit.ly/33YyCKy

LA BAMBINA E IL DELFINO

Fotografia di Jo-Anne McArthur / We Animals

Questa fotografia è stata scattata in un delfinario delle Hawaii, nel 2012. Ci mostra una bambina, in punta di piedi, intenta a fotografare un delfino rinchiuso in una piccola vasca. Di lì a poco questo delfino verrà chiamato ad esibirsi. Salterà dentro a un cerchio, giocherà con una palla colorata e farà numerosi tuffi altamente spettacolari. La bambina siederà sulle gradinate insieme ai propri genitori e applaudirà felice questi numeri. I bambini sono naturalmente attratti dagli altri esseri viventi. Per questo, per chi ha attività che hanno a che fare con gli animali, sono molto remunerativi. La loro percezione a riguardo è però generalmente diversa dalla nostra. Tendono inoltre a fidarsi molto di ciò che gli raccontiamo noi adulti e questo quasi sempre gli impedisce di comprendere realmente come stanno le cose. D’altra parte, una delle maggiori difficoltà dell’ingabbiare un animale sta nel trovare una buona giustificazione per farlo e uno dei pilastri a supporto è che fanno divertire i bambini. In effetti molte persone sono convinte che questo sia un motivo più che sufficiente per visitare uno zoo o un delfinario. Ecco una fregatura bella e buona ai danni dei più piccoli. Ignara di che cosa veramente ci sia dietro la reclusione del delfino, questa bambina lo osserva e lo fotografa, costruendosi un mondo immaginario popolato di felici delfini acrobati. Poco lontano, ditero le quinte, genitori e gerenti firmano il patto muto per mantenere in piedi la menzogna. Ognuno lo fa per il proprio tornaconto.

IL FIORE, LA GRATA E LA TARTARUGA

Fotografia di Jo-Anne McArthur / We Animals

Questa fotografia è stata scattata nel 2008 in uno zoo di Cuba. Fa parte della raccolta We Animals ddella fotoreporter Jo-Anne McArthur. L’abbiamo scelta perché il contrasto offre alcuni spunti di riflessione. Il muso della tartaruga marina è appoggiato sulla grata di ossigenazione della vasca. L’animale sembra qausi cercare una boccata d’aria. Il fondo vasca, senza alcun arricchimento naturale, è solo cemento infestato da alghe che, inevitabilmente, porteranno a un rapido aumento di batteri e funghi. Se non ci saranno cambiamenti, la malattia per questa taratuga è dietro l’angolo. Poi sopraggiungerà la morte. Poco lontano, in basso sulla sinistra, spicca un piccolo fiore rosso. È l’unico frammento di natura di cui la tartaruga può godere. Tra qualche ora, quando il fiore sarà appassito, nulla più resterà a ricordarle la vita libera che, forse, un tempo ha vissuto. Non sappiamo dire se questa tartaruga sia stata catturata, oppure sia nata in cattività, ma in questo scatto, il fiore che a breve svanirà, marcito dall’acqua, è l’unica cosa che le appartiene davvero. Tutto il resto è frutto della prigionia che noi esseri umani le imponiamo. A Cuba le tartarughe stanno conoscendo un rapido declino. La costruzione di resort e alberghi ha ridotto notevolmente le spiaggie di nidificazione. Purtroppo, nell’isola caraibica, ancora oggi, questi animali non godono di particolare attenzione e salvaguardia. Nonostante, infatti, siano stati recentemente inaugurati alcuni Centri Recupero, per lo più i turisti vengono indirizzati in strutture in cui questi animali sono considerati semplici attrazioni in grado di produrre un buon profitto.

MORGAN COMPIE 10 ANNI DI PRIGIONIA

Fotogramma proveniente da un video

Questo fotogramma è piuttosto noto, viene da un video girato nel giugno del 2016. È considerato un simbolo della crudeltà dei delfinari. Mostra il tentativo di suicidio di un’orca costretta a vivere all’interno del delfinario Loro Parque (Canarie). Quest’orca si chiama Morgan. La sua tragica storia è conosciuta alle persone che si occupano di mammiferi marini, ma anche la stampa generalista ha più volte raccontato questa triste vicenda. Giugno è un mese maledetto per Morgan. E dire che era partito bene. Alla fine di giugno del 2010 Morgan fu infatti soccorsa nel Mare di Wadden, al largo dei Paesi Bassi. Gravemente sotto peso, malnutrita e disorientata, nuotava senza meta a un passo dalla morte. Per alcuni mesi fu ricoverata presso il Dolphinarium Harderwijik, una struttura non attrezzata per gestire la sua degenza. La vasca di soccorso era infatti poco più lunga di una quindicina di metri e Morgan faceva persino fatica a muoversi. In pochissimo tempo le fotografie che ritraevano le sue terribili condizioni di detenzione fecero il giro del mondo. Immediatamente si aprì un contenzioso su cosa fare di lei. Per molti esperti rilasciarla era l’unica risposta sensata. Le sue condizioni di salute, nonostante la vasca minuscola , erano nettamente migliorate e le possibilità che potesse non farcela, una volta tornata in mare aperto, erano considerate bassissime. Inoltre la Free Morgan Foundation, un’organizzazione nata appositamente per occuparsi di questo caso, aveva studiato, grazie alla consulenza di numerosi esperti, un piano di riabilitazione graduale. L’idea era di ripetere ciò che si era riusciti a fare nel 2002 con Springer, un’orca soccorsa al largo di Vancouver e reintrodotta gradualmente con successo nel suo pod (branco n.d..r). Altri scienziati però ritenevano che fosse necessario ricoverarla in un’altra struttura ancora per un po’. Si discusse per più di un anno. Alla fine il tribunale olandese decise che Morgan doveva essere trasferita in un altro delfinario.

Destinazione: Loro Parque.

Era il novembre del 2011. Ufficialmente il Loro Parque non sarebbe stato altro che un ulteriore ricovero. Nel maggio del 2012, però la struttura rilasciò un comunicato in cui sosteneva che Morgan era gravemente sorda e che quindi non poteva tornare in mare aperto. Nel giugno del 2015 un giudice stabilì che Morgan era da considerarsi proprietà del delfinario spagnolo. A quel punto le sue speranze di libertà si chiusero definitivamente. In realtà in questi anni sono stati fatti numerosi tentativi per chiederne il rilascio, ma purtroppo, a oggi, ciò non ha prodotto alcun risultato. Ora, nel giugno del 2020, il delfinario Loro Parque ha attivato numerose celebrazioni per ricordare il recupero di Morgan. Un recupero che ha permesso si, di salvarle la vita, ma che poi l’ha condannata alla prigionia. Una prigionia che l’ha più volte portata a evidenziare gravissimi stati di stress, culminati con il tentivo di suicidio documentato in questa fotografia. Nel frattempo, nonstante le numerose richieste, della sua presunta sordità, non è stata fornita alcuna prova.

Nota: il video del tento suicidio di Morgan lo trovate qui -> https://bit.ly/3gcaUym

LOLITA COMPIE 50 ANNI DI PRIGIONIA

Fotografia di Free Lolita the Orca

La fotografia che vi mostriamo ritrae Lolita e la vasca dove vive da 50 anni.

Le dimensioni assurde della struttura in proporzione a Lolita hanno più volte fatto gridare al fake. Invece, purtroppo, è tutto vero. Quella di Lolita è una delle più tragiche storie di orche recluse in un delfinario che ci siano al mondo. Catturata nell’agosto del 1970 a Penn Cove al largo dell’isola Whidbey, faceva parte delle 80 orche prelevate in natura durante l’Operazione Namu. Fu acquistata dal veterinario del Seaquarium Miami, il Dr. Jesse White per circa $ 20.000. Venne così rinchiusa nell’acquario più piccolo degli Stati Uniti, quello di Miami, appunto. Qui perse il nome che le era stato dato immediatamente dopo la cattura (Tokitae) per essere chiamata Lolita in onore della protagonista del romanzo di Nabokov . Nel Miami Acquarium fu reclusa insieme a Hugo, un’orca maschio catturato qualche tempo prima. Hugo e Lolita vissero insieme per 10 anni in quella che è conosciuta Whale Bowl, una vasca minuscola di 24 metri per 11 e con solo 6 m di profondità.

Hugo è morto nel 1980 e da quel momento Lolita è rimasta sola. Unica compagnia: un coppia di delfini, con cui, ovviamente, non interagisce. Il 17 gennaio 2015, migliaia di manifestanti da tutto il mondo si sono radunati fuori dal Seaquarium per chiedere il rilascio di Lolita e hanno chiesto ad altri sostenitori in tutto il mondo di twittare #FreeLolita su Twitter. Più volte, negli ultimi anni, si è stati sul punto di ottenere qualcosa per cercare di migliorare la sua condizione (rilasciarla in natura è da considerarsi impossibile, dopo tanti anni di reclusione), ma nulla è poi stato fatto.

Lolita compie ora 50 anni di prigionia.

Se avete intenzione di visitare un delfinario o credete che queste strutture abbiano diritto di esistere, per favore tornate a guardare questa fotografia.

IL DELFINO ROBOT È INCREDIBILE

Una ragazza nuota accanto a un delfino all’interno di una vasca di un delfinario. Apparentemente non è altro che l’ennessima forma di sfruttamento di questi meravigliosi animali. Quella che vedete qui, invece, è la prima fotografia ufficiale del delfino robot. Vi sembra incredibile? Allora non avete visto il video. Per riparare al vostro “deficit”, ve lo mostriamo noi. Cliccate qui!

Mentre scriviamo ci stiamo ancora chiedendo se sia un mockumentary o una storia vera. Ma le fonti sono affidabili. La notizia è stata riportata da numerosi media. Roger Holzberg e Walt Conti, due esperti di animatronica di San Francisco che in passato hanno contribuito a realizzare animali robotici per film come Star Trek , Jurassic World e altri, hanno progettato adesso un prototipo di delfino robot da 270 kg. Il realismo è impressionante. Basti pensare che i volontari che hanno nuotato con il prototipo hanno creduto che fosse vero, finchè non è stata detta loro la verità. Inoltre i bambini a cui è stato mostrato se ne sono subito innamorati. Il team di progettazione della Edge Innovation sta ora provando ad andare oltre e renderlo ancora più impressionante, limando l’effetto “plastica” che, in parte, si nota nelle pinne. Questo delfino è destinato a cambiare radicalmente l’industria della cattività, non solo quella degli acquari. Ovviamente potremmo obiettare che questo non modifica totalmente il messaggio negativo che non è giusto segregare gli animali per il nostro divertimento, ma davvero è un motivo sufficiente per non vedere i lati positivi di un progetto così incredibile come questo? Non sappiamo dove ci porterà l’estremo realismo dei robot. Industrie come la Boston Dinamics o appunto la Edge Innovation, sollevano senza dubbio questioni etiche non da poco decretando ormai ufficialmente l’epoca del Post Umano, ma se riusciremo a usare correttamente queste innovazioni, non potremo che migliorare il mondo in cui viviamo e soprattutto chiudere per sempre il triste capitolo degli animali reclusi per il nostro divertimento.

QUANTO È GRANDE UNA VASCA PER LE OTARIE?

Fotografia di Francesco Cortonesi

Nel corso delle nostre conferenze ci siamo spesso confrontati con persone che non erano mai state in un delfinario. Quest’ultime non avevano idea di quanto potessero essere grandi le vasche. È normale. Le idee che ci facciamo su questi luoghi nascono da immagini che vediamo in Rete o, a volte, anche da quello, in teoria, crediamo dovrebbero essere. Curiosamente anche molti visitatori escono con idee distorte. Nonostante abbiano visto con i loro occhi si convincono, per una qualche alterazione percettiva, che i luoghi siano perfettamente idonei. Quando mostriamo questa fotografia e contestualizziamo il tutto le persone tendono a non crederci. Non si capacitano di come un animale possa trascorrere 30 anni qui dentro. Per l’otaria 30 anni corrispondono alla vita intera. Fermatevi ancora un secondo su questa immagine. Oltre alla dimensione, evidentemente ridotta dell’intero ambiente, trovate qualcosa di naturale?

E considerate che Zoomarine è ritenuto uno dei migliori delfinari d’Europa.